Domenica 1 febbraio si è svolta la rievocazione storica della prima gara ciclistica su strada in Italia, con bici e abiti d’epoca su un percorso di 33 km ripercorrendo l'itinerario originale.
La prima Firenze–Pistoia fu un evento pionieristico destinato a entrare nella storia dello sport italiano. Organizzata dal Veloce Club Firenze, fondato il 7 dicembre 1869 dall’avvocato Giovanni Fazzini, la corsa vide al via 30 concorrenti. Solo 19 riuscirono a raggiungere il traguardo di Pistoia, dove a trionfare fu il quindicenne statunitense Rynier Van Nest, protagonista di un’impresa destinata a restare nella memoria. Sul traguardo di Pistoia ne giunsero soltanto 19, trionfò il quindicenne statunitense Rynier Van Nest. Dopo essere caduta nell'oblio, la Firenze-Pistoia è "risorta" nel 2020 per celebrare i suoi 150 anni, con un'edizione tutta dedicata alla meticolosa rievocazione storica e sportiva alla quale hanno preso parte oltre 150 ciclisti tra i quali ospiti stranieri provenienti da USA, Francia, Belgio, Germania e Inghilterra.
L’evento unisce sport e cultura con mostre, convegni e pedalate tra Firenze, Pistoia e Poggio a Caiano. Preceduta infatti dall'inaugurazione di due mostre: "La Firenze-Pistoia ai tempi di Firenze capitale” (che resterà aperta fino all'otto febbraio), alla Sala della Musica della Fondazione Zeffirelli e "La Città di Pistoia ai tempi di Firenze capitale", con bici storiche e raro materiale d'epoca ai Magazzini del Sale di Pistoia.
Nel pomeriggio di sabato 31 si sono svolte le pedalate ecologiche, con partenze sia da Firenze che da Pistoia, coinvolgendo appassionati e curiosi. Il gran finale è andato in scena domenica 1, con la partenza ufficiale dal Parco delle Cascine. Alle 10.30 i concorrenti hanno fatto tappa a Poggio a Caiano, rievocando fedelmente quanto accaduto il 2 febbraio 1870, per ricevere un punzone commemorativo della manifestazione.
L’arrivo in piazza Duomo a Pistoia ha segnato la conclusione dell’evento, suggellata dalla premiazione del concorso “Bellezza ed Eleganza”, riservato ai partecipanti di entrambi i sessi che hanno saputo interpretare con maggiore accuratezza e stile l’abbigliamento d’epoca. Un finale che ha celebrato non solo la competizione, ma anche il fascino e la memoria di una corsa che ha fatto la storia del ciclismo.